La prima bicicletta glial costruì un meccanico del paese di Bagnolo in Piano. Aveva i cerchi in legno e il cambio, un tecnologico (per l’epoca) Vittoria Margherita. Danilo Barozzi, a 16 anni, usciva con i dilettanti della zona e se li metteva tutti alle spalle. Orfano del padre, perso per una polmonite, dopo la quinta elementare trovò lavoro presso un negozio di ferramenta e colori per il quale una volta alla settimana doveva andare a Milano, in bici ovviamente! Trecentoventi chilometri di via Emila, quelli che ti danno un bel passo. Lo dimostrò alla prima gara di Allievi, proprio a Milano nel Gran Premio Saranga, organizzato dalla Gazzetta dello Sport. Settanta chilometri di fuga solitaria con il gruppo ad inseguirlo senza mai raggiungerlo. Vinse di nuovo la Milano – Cappelletta, con arrivo in salita, e al ritorno in quel di Bagnolo si trovò un meccanico di nome Pecorari che gli propose di correre sulle sue biciclette (ma se avesse smesso avrebbe dovuto ripagare la bici). Dall’Azzini di Milano al Pedale Carpigiano prima di debuttare nel professionismo nella Cimatti. Dieci anni di attività fra Bartali e Coppi e nove vittorie, sudate e faticate anche se i grandi gli dicevano vai che oggi è tua.
Nato a Bagnolo in Piano il 21 agosto 1927.
Dal 1943 al 1945 difende i colori della Società Ciclistica Azzini (Milano)
Dal 1946 al 1948 corre per il Pedale Carpigiano
Passa professionista nel 1949 e per 2 anni indossa la maglia della Cimmatti di Bologna
Nel 1951 trova posto nelle file della Ligye
Dal 1952 al 1957 si accasa alla Atala.
Ha partecipato a 9 Giri d’Italia, 1 Tour de France, 3 Giri di Svizzera, 1 Giro della Catalogna.
Le sue vittorie più importanti sono state il Gran Premio degli Assi a San Marino nel 1953 e il Gran Premio Industria e Commercio a Prato vinto per 2 volte nel 1954 e nel 1956.
